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Attività fisica e malattie neurodegenerative: il tipo di esercizio che rallenta il declino

Marina Tiberidi Marina Tiberi· 19/08/2026 10:53
Attività fisica e malattie neurodegenerative: il tipo di esercizio che rallenta il declino

In studio lo vedo ogni settimana: la differenza non la fa “fare movimento” in modo generico, ma scegliere il tipo di esercizio giusto, con il ritmo giusto, al momento giusto. Dopo un corso di mindfulness seguito in un periodo di forte stress ho iniziato a studiare neuroscienze applicate al quotidiano e, da anni, conduco seminari per piccoli gruppi e caregiver. In chi convive con malattie neurodegenerative, l’attività fisica non è un optional: può rallentare il declino funzionale e cognitivo se costruita con metodo, rispettando limiti e potenzialità individuali.

Perché l’intensità conta più della durata

Non tutti gli allenamenti hanno lo stesso impatto sul cervello. L’esercizio aerobico a intensità moderata-vigorosa (camminata veloce, cyclette, nuoto, danza) è quello che, nella pratica, vedo attivare meglio la circolazione, stimolare fattori trofici e sostenere la Neuroplasticità. Il segnale chiave è la fatica “parlata”: riuscite a parlare, ma non a cantare. In termini pratici, 20–30 minuti per sessione, 4–5 volte a settimana, sono un traguardo realistico per molti.

Quando possibile, alterno brevi accelerazioni (30–60 secondi più intensi) a fasi di recupero. Questo intervallo controllato – senza fanatismi – aiuta i pazienti con declino lieve a migliorare attenzione e velocità di elaborazione. Lo vedo anche nelle persone con Parkinson in stadio iniziale: con l’intensità ben dosata, la marcia diventa più fluida e il passo più sicuro.

Se volete una cornice più ampia oltre al singolo allenamento, consiglio una panoramica di strategie efficaci per proteggere la memoria che integra stili di vita, stimolazione cognitiva e sonno.

La combinazione vincente: aerobico, forza e dual-task

L’errore più comune è puntare solo sull’aerobico. Invece la miscela più solida, per quello che vedo sul campo e che i dati confermano, è questa: lavoro cardiovascolare, forza funzionale e compiti doppi (movimento + attenzione). I compiti doppi allenano il controllo esecutivo e la gestione delle interferenze, due abilità che spesso si incrinano precocemente.

  • Aerobico: 3–5 sedute a settimana, 20–40 minuti, intensità moderata-vigorosa.
  • Forza: 2 sedute a settimana, 6–8 esercizi multiarticolari (gambe, tronco, schiena), 2–3 serie da 8–12 ripetizioni, lenta e controllata.
  • Dual-task: 2 brevi sessioni, anche 10–15 minuti. Esempio: camminare contando a ritroso di tre in tre, lanciare e riprendere una palla nominando parole di una categoria, percorsi con coni cambiando direzione a un segnale.

Per chi ha instabilità, inserisco equilibrio e schemi ritmici: passi laterali al metronomo, tango terapia adattata, Tai Chi semplificato. Sono modalità che sincronizzano corpo e attenzione, con benefici sul cammino e sul rischio di cadute.

Un caso reale: quando la routine fa la differenza

Mi è capitato di recente con Marco, 68 anni, diagnosi di decadimento cognitivo lieve di tipo amnestico. Arriva accompagnato dalla figlia, timoroso di “fare danni”. Abbiamo iniziato con un mese di base: camminata a passo sostenuto 25 minuti, 4 volte a settimana; due circuiti di forza con sedie, elastici e piccoli pesi; esercizi dual-task semplici (contare all’indietro mentre si spostano bicchieri da un tavolo all’altro).

Nel secondo mese abbiamo introdotto brevi scatti di 30 secondi durante la camminata, un terzo esercizio di forza per i glutei e un gioco cognitivo-motorio: calpestare solo i cerchi rossi disegnati a terra ignorando quelli blu, variando la regola a un fischio. Dopo 10 settimane, Marco riferisce meno “vuoti” quando deve organizzare la spesa; il test del cammino di 6 minuti è migliorato del 12%, e nel timed up and go scende di 1,3 secondi. Numeri modesti? Sono quelli che, nella quotidianità, fanno la differenza tra rinunciare a un’uscita e sentirsi ancora autonomi.

Nei gruppi che conduco, noto anche un impatto sull’umore e sulla motivazione. Non è solo fitness: allenare corpo e attenzione, con regolarità e piccoli progressi, sostiene circuiti dopaminergici che influenzano iniziativa e gratificazione. Su questo tema, trovo utile comprendere perché allenare il cervello accelera il recupero emotivo, così da agganciare la costanza anche nei giorni “no”.

Segnali guida e sicurezza: come dosare lo sforzo

Non servono smart band costose per iniziare: uso spesso la scala soggettiva di sforzo. Puntate a una fatica 6–7 su 10 nell’aerobico, 7–8 su 10 nella forza. La respirazione resta controllata, il passo stabile. Se compare dolore acuto, capogiro, o la conversazione diventa impossibile, si scala subito di un livello. Con chi ha Parkinson o neuropatie, inserisco pause programmate ogni 5–7 minuti e verifico regolarmente la risposta posturale.

Il cervello è parte del Sistema nervoso centrale: risponde a segnali chiari e ripetuti, non a maratone sporadiche. Meglio 25 minuti oggi e domani, che 90 minuti una volta al mese. Il principio è semplice: frequenza prima del volume, precisione prima della velocità.

Gli errori che vedo più spesso (e come evitarli)

  • Sovraccarico nei primi 10 giorni: l’entusiasmo non deve bruciare l’aderenza. Partite un gradino sotto la vostra massima capacità e salite ogni due settimane.
  • Solo passi sul posto: l’aerobico serve, ma senza forza e dual-task si perde metà del potenziale cognitivo.
  • Assenza di obiettivi: senza un numero e una scadenza, il programma evapora. Meglio “12 camminate in 3 settimane” che “camminerò di più”.
  • Monotonia: il cervello si annoia. Variate percorso, musica, regole dei giochi motori.
  • Ignorare il recupero: il sonno consolida gli adattamenti; senza notti decenti, i progressi si spengono.

Come iniziare domani mattina

Stendete il materiale la sera prima: scarpe, elastico, bottiglietta, timer. Riduce gli ostacoli psicologici. Programmate 25 minuti di camminata a passo svelto: 5 minuti di riscaldamento, 15 minuti a intensità moderata, 5 minuti di defaticamento.

Prenotate due finestre da 20 minuti per la forza, a giorni non consecutivi. Esempio semplice: seduta-alzata dalla sedia (3×10), rematore con elastico (3×12), ponte glutei (3×12), pressa a muro (3×10), plank su banco o muro (3×20–30 secondi). Movimento lento, nessun dolore articolare.

Inserite 10 minuti di dual-task tre volte a settimana. Due idee rapide: camminare in corridoio scandendo l’alfabeto e saltando le vocali; lanciare una pallina e nominare una città che inizi con l’ultima lettera detta dal partner. Se siete soli, usate un metronomo sul telefono e cambiate la regola al suono.

Ogni due settimane, aumentate un solo parametro: o 5 minuti in più di aerobico, o un set in più nella forza, o una regola in più nel dual-task. Piccoli scalini, nessun salto nel buio. Annotate in tre righe cosa avete fatto, come vi siete sentiti e un dettaglio da migliorare: questa micro-cronaca vale più di qualsiasi app.

Una lettrice mi ha chiesto: “E se salto una settimana?” Si riparte dal livello precedente, non da zero. La coerenza, non la perfezione, è la vera assicurazione sul futuro.

L’attività fisica, quando è specifica e sostenibile, diventa un linguaggio che il cervello comprende. Non dobbiamo vincere una gara, ma inviare ogni giorno il messaggio giusto: sei al sicuro, ti muovi bene, puoi ancora imparare.

Marina Tiberi
Marina Tiberi

Marina Tiberi si appassiona alla psicologia dopo aver seguito un corso di mindfulness durante un periodo di forte stress lavorativo. Da allora approfondisce i temi delle neuroscienze applicate al benessere quotidiano e conduce seminari per gruppi sul miglioramento delle relazioni interpersonali.