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Disturbi alimentari nel maschio adulto: il percorso terapeutico spesso trascurato

Isabella Remondidi Isabella Remondi· 18/08/2026 15:58
Disturbi alimentari nel maschio adulto: il percorso terapeutico spesso trascurato

I disturbi alimentari rappresentano una condizione clinica ancora largamente associata alla popolazione femminile, nonostante le evidenze epidemiologiche dimostrino un incremento significativo tra gli uomini adulti. Questa percezione distorta ha generato un sottodimensionamento diagnostico e terapeutico che compromette il riconoscimento precoce e l'accesso ai percorsi di cura. La ricerca contemporanea evidenzia come i maschi adulti affetti da patologie dell'alimentazione presentino caratteristiche fenomenologiche differenti rispetto alle donne, accompagnate da una maggiore resistenza nel ricercare supporto specialistico. Comprendere questa dinamica diventa fondamentale per i professionisti della salute mentale, al fine di implementare strategie diagnostiche più inclusive e interventi terapeutici appropriati.

L'epidemiologia nascosta nei maschi adulti

La prevalenza dei disturbi alimentari nel genere maschile è stato sottostimato per decenni. Recenti studi epidemiologici collocano l'incidenza di anoressia nervosa negli uomini tra l'8 e il 25% dei casi diagnosticati, mentre per la bulimia nervosa la percentuale oscilla tra il 10 e il 40%. Il disturbo da binge eating, caratterizzato da episodi ricorrenti di alimentazione incontrollata senza compenso, mostra tassi ancora più elevati nella popolazione maschile adulta.

La sottorappresentazione nei dati clinici tradizionali riflette non soltanto una minore incidenza reale, ma soprattutto una minore consapevolezza sia da parte dei pazienti che dei clinici. Gli uomini adulti tendono a celere i sintomi, interpretandoli attraverso cornici narrative diverse rispetto alle donne: muscolarità eccessiva piuttosto che magrezza patologica, prestazione atletica invece di controllo del peso, coinvolgimento sportivo come normalizzazione del comportamento ossessivo.

Le manifestazioni cliniche specifiche nel genere maschile

I disturbi alimentari negli uomini adulti si presentano frequentemente con una presentazione clinica alterata rispetto ai criteri diagnostici tradizionali. L'ortoressia, pur non rappresentando ancora una diagnosi formale nei sistemi classificatori internazionali, descrive un'ossessione patologica verso il consumo di cibi "puri" o "salutari" particolarmente frequente nella popolazione maschile che pratica attività fisica intensa.

La vigoressia, comunemente denominata "anoressia al contrario", consiste nell'ossessione verso l'ipertrofia muscolare attraverso allenamenti compulsivi e restrizione calorica selettiva. Questo fenomeno rappresenta una modalità espressiva della psicopatologia alimentare profondamente radicata nella cultura mascolina contemporanea, dove il valore del corpo viene misurato in termini di forza e definizione muscolare.

L'assenza di amenorrea, criterio diagnostico tradizionalmente presente nella definizione di anoressia nervosa nelle donne, non trova corrispettivo fisiologico negli uomini. Questo elemento ha storicamente complicato l'individuazione della patologia nei maschi, poiché i criteri diagnostici risultavano applicabili solo parzialmente.

Le barriere nel riconoscimento e nell'accesso terapeutico

Il percorso diagnostico per i disturbi alimentari nei maschi adulti è frequentemente caratterizzato da ritardi significativi. Gli uomini ricercano aiuto specialistico mediamente 5-7 anni dopo l'insorgenza dei sintomi, periodo durante il quale la psicopatologia si consolida e le complicanze mediche si aggravano. Le barriere al riconoscimento operano su molteplici livelli: culturale, personale e istituzionale.

La stigmatizzazione rappresenta un ostacolo primario. I disturbi alimentari rimangono socialmente codificati come "problematiche femminili", generando vergogna e isolamento nel paziente maschile che si ritrova a percepire la propria condizione come anomala o deviante rispetto alle aspettative di genere. Questa dinamica psicologica frequentemente precipita in una forma di negazione difensiva, dove il maschio adulto interpreta i comportamenti patologici come scelte consapevoli legate a obiettivi di fitness o salute.

Dal versante clinico-istituzionale, gli setting specialistici per i disturbi alimentari hanno storicamente concentrato risorse e protocolli sulla popolazione femminile. I centri di cura, le comunità terapeutiche residenziali e i programmi ambulatoriali spesso presentano ambienti e setting gruppali pensati per l'utenza femminile, creando ulteriori ostacoli all'ingresso dei pazienti maschi.

La complessità della valutazione psicologica

La valutazione clinica iniziale nel maschio adulto con sospetto disturbo alimentare richiede particolare attenzione alla decodificazione semantica del linguaggio utilizzato dal paziente. La descrizione sintomatologica frequentemente utilizza categorie diverse rispetto a quelle attese dai clinici formati su casistica prevalentemente femminile. Un uomo che riferisce "ossessione per la definizione muscolare" potrebbe nascondere una restrizione calorica patologica; un altro che descrive "disciplina alimentare rigorosa" potrebbe presentare comportamenti bulimici compensatori.

La Valutazione psicometrica attraverso strumenti standardizzati risulta necessaria ma insufficiente. Gli screening tools tradizionali, come l'Eating Attitudes Test (EAT-26) o l'Eating Disorder Examination Questionnaire (EDE-Q), presentano sensibilità ridotta nella popolazione maschile a causa della formulazione storica orientata alle manifestazioni femminili. L'applicazione clinica rigida di questi strumenti determina tassi di falsi negativi problematicamente elevati.

L'esplorazione della relazione con il corpo deve estendersi oltre la semplice inquisizione su peso e forma corporea. Risulta fondamentale investigare la percezione di forza, resistenza, capacità atletica, e l'utilizzo del corpo come strumento di autoaffermazione nella sfera lavorativa, relazionale e sessuale.

L'importanza di un percorso terapeutico personalizzato

Una volta diagnosticato un disturbo alimentare nel maschio adulto, la costruzione del percorso terapeutico rappresenta una fase determinante. Il riconoscimento dei differenti approcci terapeutici disponibili consente di selezionare gli interventi più efficaci in relazione alla fenomenologia specifica e ai fattori di mantenimento della patologia nel singolo paziente.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT) mantiene un robusto supporto empirico, sebbene la sua applicazione al genere maschile richieda adattamenti significativi. L'elaborazione delle credenze disfunzionali riguardanti il corpo, il valore personale e le aspettative di genere costituisce un elemento fondamentale. Per molti uomini adulti, il disturbo alimentare rappresenta una soluzione maladattativa a problematiche di identità, autostima e controllo psicologico.

La terapia psicoanalitica e psicodinamica offre la possibilità di esplorare i significati inconsci sottostanti al comportamento alimentare disturbato, spesso radicati in relazioni familiari precoci, modelli di identificazione genitoriale e costruzioni di genere introiettate. La creazione di uno spazio conversazionale autentico e privo di giudizio risulta determinante per facilitare l'accesso del paziente maschile a dimensioni emotive e vulnerabilità frequentemente represse.

Il ruolo della medicina integrata

Il trattamento dei disturbi alimentari nei maschi adulti richiede un approccio medico integrato che includa valutazione cardiologica, analisi ormonale, screening densitometrico per l'osteoporosi e monitoraggio nutrizionale. L'ipertensione arteriosa, l'aritmia cardiaca, l'ipokaliemia e le alterazioni della densità minerale ossea rappresentano complicanze frequentemente riscontrate.

La coordinazione tra psicoterapeuta, nutrizionista, medico internista e cardiologo costituisce il fondamento del trattamento efficace, particolarmente nelle forme gravi o croniche. La resistenza del paziente maschio adulto ad accettare il coinvolgimento medico multidisciplinare frequentemente rappresenta un ulteriore elemento di complessità nel management clinico.

Riconoscere e affrontare i disturbi alimentari nei maschi adulti attraverso percorsi terapeutici appropriati e clinicamente sensibili al genere rappresenta una sfida contemporanea significativa per i professionisti della salute mentale. L'implementazione di una prospettiva inclusiva e la decentralizzazione dei modelli diagnostici dalle sole manifestazioni femminili costituiscono passaggi indispensabili per migliorare l'identificazione precoce e gli esiti terapeutici in questa popolazione tradizionalmente trascurata.

Isabella Remondi
Isabella Remondi

Isabella Remondi avvicina i temi psicologici dopo aver sostenuto una compagna di studi con episodi d’ansia. Da allora si concentra sulle dinamiche di gruppo, creando laboratori per promuovere la consapevolezza emotiva tra coetanei e redigendo guide operative per la gestione dello stress.