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Quali sono i primi segnali di una crisi epilettica silente? I sintomi sottili che spesso sfuggono

Fabrizio Mascidi Fabrizio Masci· 08/08/2026 18:44
Quali sono i primi segnali di una crisi epilettica silente? I sintomi sottili che spesso sfuggono

Durante una normale colazione, mia zia si è fermata per alcuni secondi, lo sguardo fisso nel vuoto. Sua figlia ha creduto fosse soltanto un momento di distrazione, uno di quei piccoli blackout che tutti sperimentiamo nella vita frenetica di ogni giorno. Ma quella pausa di pochi istanti era qualcosa di più complesso: il primo segnale di una crisi epilettica silente, un evento neurologico che passa spesso inosservato proprio perché privo dei sintomi drammatici che siamo abituati ad associare all'epilessia.

La ricerca scientifica nel campo della neurologia ha sviluppato negli ultimi anni una consapevolezza sempre maggiore riguardo queste manifestazioni subdole di attività cerebrale anomala. Le crisi epilettiche non sono tutte uguali, e non tutte provocano i violenti movimenti convulsivi che vediamo nei film. Alcune forme di epilessia, infatti, si manifestano attraverso segnali così sottili che possono essere confusi con stanchezza, distraibilità o semplicemente con i normali cedimenti dell'attenzione che caratterizzano la nostra quotidianità.

I segnali nascosti di un'attività cerebrale anomala

Riconoscere i primi indicatori di una crisi epilettica silente richiede una sensibilità particolare verso i mutamenti comportamentali e fisiologici. Uno dei segnali più comuni è il vuoto dello sguardo, quella fissità che dura da pochi secondi fino a un minuto, durante la quale la persona non risponde agli stimoli esterni. Non si tratta di una semplice distrazione: il cervello sta attraversando uno stato di tempesta elettrica che rallenta o interrompe la coscienza.

Le Crisi di assenza|crisi di assenza rappresentano una categoria particolare di episodi silenziosi, durante i quali il soggetto smette di interagire con l'ambiente circostante senza perdere completamente il tono muscolare. Chi assiste può notare un'interruzione improvvisa dell'attività: la persona smette di parlare a metà frase, il cucchiaio cade dal piatto, lo sguardo si fissi nel nulla. Terminata l'anomalia cerebrale, l'individuo riprende esattamente da dove aveva interrotto, spesso senza alcuna consapevolezza di quel che è accaduto.

Un altro segnale sottile ma significativo è l'automatismo: gesti ripetitivi e apparentemente senza scopo che la persona compie durante l'evento. Potrebbe trattarsi di un movimento della mano, di un battito di palpebre particolarmente frequente, di azioni di masticazione o di smorfie facciali. Questi movimenti non sono volontari e non lasciano traccia nella memoria dell'episodio.

Sensazioni fisiche che precedono l'evento silente

Coloro che soffrono di epilessia imparano a conoscere un fenomeno affascinante dal punto di vista neurologico: l'aura. Si tratta di una sensazione premonitrice che può precedere una crisi silente di qualche secondo o anche di alcuni minuti. L'aura non è sempre la stessa da una crisi all'altra, e varia profondamente da persona a persona in base alla localizzazione del focolaio epilettogeno nel cervello.

Alcuni riferiscono di una sensazione di stordimento, altri di un sapore strano in bocca, altri ancora di un profumo inesistente. Potrebbe manifestarsi come una sensazione di formicolio in una parte del corpo, un senso di pienezza allo stomaco, o persino una breve allucinazione visiva. Durante le mie ricerche su questi fenomeni, ho intervistato pazienti che descrivevano l'aura come un momento di "strana familiarità", la déjà vu che precede l'interruzione della coscienza.

La confusione post-critica rappresenta un ulteriore indicatore: dopo l'evento silente, il soggetto può trascorrere alcuni minuti in uno stato di disorientamento. Non ricorda quel che è appena accaduto, potrebbe sembrare annebbiato, potrebbero muoversi in modo impreciso, come se il cervello avesse bisogno di tempo per ricalibrare i propri sistemi di controllo.

L'importanza del riconoscimento precoce

Comprendere questi segnali sottili ha un valore clinico notevole. Molte persone convivono con forme di epilessia non diagnosticate per anni, attribuendo questi episodi a stanchezza, stress o semplicemente a momenti di "assenza mentale". Nel frattempo, il cervello continua a subire episodi di scarica anomala ripetuti nel tempo. La Neuroplasticità|neuroplasticità cerebrale, sebbene rappresenti un fattore di recupero straordinario, può anche significare che crisi non trattate lasciano segni persistenti.

Il riconoscimento tempestivo consente di ricorrere a interventi terapeutici appropriati: farmaci antiepilettici che stabilizzano l'attività elettrica cerebrale, modifiche dello stile di vita, e in alcuni casi interventi neurochirurgici più specifici. La differenza tra una diagnosi precoce e una tardiva può significare la qualità della vita per decine di anni.

Durante i miei anni di studio dei disturbi neurologici e delle loro manifestazioni psicologiche, ho compreso come il corpo comunichi attraverso codici che spesso non sappiamo decifrare. Quei momenti di vuoto, quelle microinterruzioni della coscienza, non sono semplici "assenze". Sono il linguaggio del cervello che segnala una condizione che richiede attenzione e comprensione.

Se riconoscete in voi stessi o in chi vi circonda alcuni di questi segnali, la via giusta è consultare uno specialista neurologo che possa condurre gli accertamenti appropriati. Un elettroencefalogramma può rivelare ciò che gli occhi non vedono, trasformando quei silenziosi episodi in dati clinici che guideranno il percorso terapeutico. La storia di mia zia è proseguita con una diagnosi accurata e un trattamento efficace, permettendole di riprendere pienamente il controllo della propria vita quotidiana. Ascoltare i segnali del nostro corpo, anche quelli più sottili, è il primo passo verso il benessere duraturo.

Fabrizio Masci
Fabrizio Masci

Fabrizio Masci si avvicina alla psicoterapia dopo aver affrontato un periodo di ansia sociale durante gli anni universitari. Successivamente, si è dedicato allo studio dei disturbi d’ansia nei giovani adulti, scrivendo articoli su strumenti di auto-aiuto e tecniche di rilassamento.